A passo deciso verso il vicino traguardo dei novanta, Renzo Arbore si toglie il gusto di ricordare. E lo fa da par suo, con l’ironia lieve e signorile che ha contraddistinto la sua vita e quella della sua famiglia. Lui la rivede intenta ed emozionata alle prese con un momento chiave della nostra Storia: il passaggio dalla monarchia alla Repubblica. In doppia celebrazione con il suffragio per la prima volta allargato alle donne. Arbore, dove era e quanti anni aveva quel 2 giugno del 1946?«Avevo solo 9 anni ma ero in grado di intendere e di volere. Una premessa è fondamentale per contestualizzare quello che poi le dirò: mi trovavo a casa, a Foggia, capoluogo di provincia agricolo del Tavoliere delle Puglie, in quello che al tempo era il profondo Sud. Foggia, severamente colpita dai bombardamenti americani del 1943. Una città distrutta. C’era tempo solo di ricostruire, non di pensare. E si pregava Padre Pio che si era appena trasferito da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo dove fece costruire l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. La prima grande struttura ospedaliera del Sud». Peccato che adesso sia afflitta dai debiti e che Papa Leone XIV l’abbia dovuta commissariare.«È vero, un dolore. Fu costruito in gran parte con le offerte americane proprio perché a 10 km dall’aeroporto militare, allora americano, di Amendola, il più grande d’Italia. Ospedale che poteva essere utile anche a loro in caso di guerra. Fiorello La Guardia, poi sindaco tra i più amati di New York, era di origini foggiane e si industriò molto per trovare i capitali e costruire Casa Sollievo».