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Dalla radio alla tv. Sempre in giro per il mondo. Perché Renzo Arbore, il maestro per antonomasia, ha macinato chilometri e chilometri con i suoi immancabili gilet (di seta) indossati dall'Orchestra italiana. Ora a lui viene dedicata una cover di Rolling Stones, che lo celebra come "Il re del pop".

Il padre lo voleva dentista, ma lui - appassionato da sempre di musica - si è laureato in Giurisprudenza a Napoli dopo un'infanzia trascorsa a Foggia, martoriata dai bombardamenti del 1943. Lì, un giovanissimo Arbore ha scoperto il jazz, la musica americana, la radio. Lì ha fatto scuola alla Taverna del Gufo, storico locali che ancora oggi è molto attivo nella parte vecchia della città.

Fresco dei suoi 88 anni (portati divinamente), Arbore confessa a Rolling Stones di aver trascorso il compleanno «a rispondere a chiamate d’auguri inutili da gente che manco vedevo da anni. Poi, avrei dovuto invitare cento persone. Con ’sto caldo? Ma poi 88 anni…». A Rolling Stones, in questa lunga e imperdibile intervista, Arbore parla di una cameriera che non parlava bene l’italiano. "Quando suonava il telefono diceva: “Pronto? Qui casa Ararb”. E allora io col clarinetto suonavo una melodia arabeggiante (ride). E poi da lì a breve è arrivato l’innamoramento per New Orleans e il jazz antico. Quella è stata la mia prima matrice. Inutile negarlo. Ancora oggi lo seguo, insieme ad alcuni superstiti come Paolo Conte o Pupi Avati", scherza ancora Arbore.