Milano – È seduto fra i velluti dell’Hotel et de Milan. Forse è la suggestione di saperlo discendere da Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, o sono gli echi risorgimentali del luogo dove morì Verdi, creato senatore dal quadrisavolo, primo Re d’Italia, ma il colpo d’occhio su Aimone di Savoia lo confonde per un istante col profilo di un ritratto in un castello valdostano, baluardo della bicipite identità della Casa, franco-alpina e italiana. Zigomi e occhi blu, più della barba, evocano antenati in uniforme o abito da caccia, opera di devoti del pennello e della dinastia. L’affabilità, però, è tutta contemporanea.
Altezza reale, la Repubblica ha ottant’anni.
“La cosa che mi è dispiaciuta di questi 80 anni è che si sia considerato il referendum lo spartiacque fra barbarie e modernità, una cesura con la storia precedente che ben più di quella fascista. Montanelli diceva che la storia d’Italia è una catena, se manca un anello, non tiene. Casa Savoia è un anello di quella catena”.
La forma repubblicana non è garanzia di democrazia, come dimostrano le esperienze di altri Paesi. La Germania di Weimar, prima del nazismo, aveva una Costituzione repubblicana avanzatissima
Umberto II di Savoia con Marina e Vittorio Emanuele di Savoia (archivio Ansa)






