di
Enrica Roddolo
Il nipote Emanuele Filiberto di Savoia racconta per Sperling & Kupfer la moglie di Umberto II. L'anticipazione del libro in uscita il 9 giugno
«C’era una casetta di legno, quasi un capanno. Era lì, nel parco del Château de Merlinge che con la nonna ci dirigevamo dopo aver bevuto il tè». Emanuele Filiberto di Savoia è cresciuto a Ginevra, fino al 2001 con nonna Maria José. Che cosa ricorda di lei? «Ricordo le lunghe conversazioni assieme, nel capanno nel bosco mentre lei segava la legna: diceva che l’aiutava ad allontanare lo stress. Carattere difficile? Un temperamento forte e deciso. Con me è stata una buona nonna».
Una nonna arrivata dal Belgio nel sole dell’Italia, mille sogni di ragazza negli occhi e nel cuore. Prima di una guerra che avrebbe cambiato i destini del mondo, e dei Savoia. Con papà Vittorio Emanuele e mamma Marina andava a trovarla ogni domenica, lei li attendeva nella biblioteca del primo piano o nel salotto privato, dove c’era un pianoforte su cui era posato il calco di una mano di Chopin, «mi impressionava, straordinariamente piccola».









