Più che una dedica, una speranza: “Questo libro l’ho scritto per Vittoria e Luisa”, ci dice Emanuele Filiberto, “perché non vivano in conflitto con il loro ingombrante nome, come è successo a me”. L’ha titolato La regina di Maggio. Gli ultimi giorni della Corona: i ricordi di mia nonna sulla fine della Monarchia (Sperling & Kupfer; pp. 240; 19,90 euro) perché è di un memoir che si tratta, infarcito di aneddoti che raccontano un rapporto speciale tra nonna e nipote, con la storia dei Savoia con quella del nostro Paese sullo sfondo. Ed è da qui che inizia dunque la nostra chiacchierata: dall’immagine di una donna che “spaccava legna per rilassarsi” e che con molto acume, spiega suo nipote, “aveva intuito prima di ogni altro che la fine era vicina”.

Maria Josè con il nipote. Photo courtesy of Emanuele Filiberto di Savoia

Perché questo libro. Perché ora?

“Non mi definisco uno scrittore, ho solo riversato in questo libro quello che gelosamente tengo dentro da molto tempo, ovvero il ricordo dei momenti trascorsi con mia nonna e delle nostre lunghe conversazioni. Se ripenso a lei, vedo quelle sue mani bellissime con le dita lunghe e affusolate, sempre in movimento, con grazia. Intrecciate attorno a una sigaretta, perché ha fumato fino alla fine dei suoi giorni. Era una donna magnetica. Quando andavamo a trovarla nel suo castello di Merlinge, alla domenica, o durante l’estate, passava molto tempo con lei. Quando avevo circa 8 anni ha iniziato a portarmi con sé in passeggiata; dopo pranzo camminavamo e parlavamo, fino a raggiungere un cottage, una specie di capanno. Se era nervosa, si metteva a tagliare la legna, altrimenti sedeva, riposava e si versava un whisky. A volte un gin, vizietto che le aveva passato una sua buona amica, la regina madre del Regno Unito. È stata l’ultimo grande testimone di un periodo cruciale di casa Savoia, ho pensato fosse venuto il momento di restituirle qualcosa”.