“Non credo che il Paese debba qualcosa a Casa Savoia, ma penso che, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, sia arrivato il momento di una piena riappacificazione storica”: così Emanuele Filiberto a Vanity Fair. L’occasione dell’intervista è l’uscita del suo libro La Regina di Maggio (Sperling & Kupfer) dedicato alla nonna Maria José e denso di aneddoti e storia. Ed Emanuele Filiberto aggiunge: “Un gesto importante, sul quale mi sembra ci sia ormai una larga convergenza, sarebbe il ritorno delle salme di Umberto II e della regina Maria José al Pantheon. Da quanto mi risulta, manca soltanto l’assenso del Presidente della Repubblica. Mi auguro che questa ricorrenza possa rappresentare l’occasione per chiudere definitivamente una ferita storica”.

La chiacchierata con Vanity è lunga, Emanuele Filiberto, 53 anni, spiega di avere deciso di “riabbracciare” il cognome Savoia quando si è “reso conto che lo sguardo degli italiani era cambiato. Quando ho capito che il pregiudizio stava scomparendo e che ero riuscito a farmi conoscere per quello che sono. Quando arrivai in Italia c’erano persone che mi insultavano o mi fischiavano. Con il tempo, grazie anche alla televisione, gli italiani hanno imparato a conoscermi”.