NAPOLI - Più che un bagno di folla, una visita bagnata, sferzata da un vento gelido e con pioggia intermittente. Ma la città che si è stretta ieri attorno ai Savoia rientrati dall’esilio, contraddicendo il clima e la burrascosa accoglienza di sabato, è stata invece piena di calore. Con applausi, strette di mano, abbracci, scambi di doni, poesie di Totò lette per strada da un passante, poesie d’amore dedicate da un barbone alla principessa Marina. Vittorio Emanuele ha anche salutato da un balconcino il popolo plaudente dei Quartieri spagnoli, poi nel chiuso di una pizzeria ha intonato O' surdato nnammurato mentre Emanuele Filiberto si è esibito accennando alcuni passi di tarantella in piedi su una sedia.

Infine si è concesso una passeggiata di cento metri fino a piazza del Plebiscito, prima di ricevere Guardie d’onore e monarchici venuti da tutta Italia in una saletta riservata dell’hotel Vesuvio. Doveva cominciare alla Scuola militare Nunziatella la giornata, ma la visita è stata annullata perché, pare, è arrivato il veto dello Stato Maggiore.

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I principi hanno glissato, rinviandola a tempi migliori e colmando il vuoto con una conferenza stampa, dove tra l’altro si sono chiamati fuori dai tafferugli di sabato. Per dirla con Vittorio Emanuele: «So che ci sono stati un po' di movimenti, ma io non ho visto niente». O con Emanuele Filiberto: «Se tutti quelli che vengono contestati, dovessero lasciare l’Italia...».