di Claudia Osmettilunedì 1 giugno 20264' di lettura«Adesso come adesso l’immortalità non esiste, al massimo uno può riuscire a vivere un po’ di più». Paolo Vezzoni è uno di quegli scienziati d’altri tempi: preciso, metodico, con un curriculum che parla per lui (tra le altre cose è stato vicedirettore del progetto Genoma umano del Cnr diretto dal premio Nobel Renato Dulbecco), epperò allo stesso tempo capace di spiegare materie complicatissime come la genetica a chiunque. «Guardi, glielo dico subito: Vladimir Putin non farà in tempo a diventare immortale».

Per fortuna. Professor Vezzoni, a che punto è la ricerca su questo tema?

«Partiamo da un dato di fatto che possiamo constatare tutti: oramai si vive più a lungo e questa tendenza si sta verificando già da parecchi anni».

Ma è merito della medicina?

«Questo è il punto. Si ricorda Ivan Illich? Lo diceva già cinquant’anni fa che ciò che ha cambiato la vita dell’uomo è stato il miglioramento economico. Se mangi meglio, se non patisci il freddo, se vai in pensione e non ti massacri con lavori di fatica è probabile che viva di più. Dopodiché, sul fronte medico, c’è la terapia genica che ora va molto di moda: tenga però presente che è in ballo da almeno trent’anni e ha prodotto risultati lentissimi».