Vadimir Putin e l'ossessione dell'immoralità. Galeotta fu la conversazione registrata a microfoni aperti tra lo zar e Xi Jinping, sotto lo sguardo divertito del leader nordcoreano Kim Jong-un: lo scorso settembre, a Pechino, il presidente russo argomentò con il padrone di casa cinese, in una breve camminata, che gli esseri umani avrebbero potuto raggiungere la vita eterna grazie ai continui trapianti di organi e ai progressi della biotecnologia. Di rimando, Xi parlò di un massiccio prolungamento della vita fino a 150 anni entro il secolo attuale.

A distanza di mesi, quello che alcuni hanno liquidato come lo scambio di battute un po' eccentrico tra autocrati ormai avanti con l'età, poco oltre i 70 anni, ora appare come il piano sul tema di Putin. Un programma finanziato dallo Stato russo punta a rallentare l'invecchiamento attraverso metodi che vanno dalla biostampa di organi, allo xenotrapianto con maialini nani e all'esposizione al freddo estremo, quali armi messe in campo dallo zar contro uno dei suoi più acerrimi nemici: il tempo. Il Wall Street Journal, in una dettagliata ricostruzione, ha evidenziato che il mese scorso, il Cremlino ha annunciato che gli scienziati russi erano impegnati nello sviluppo di una terapia genica progettata per rallentare l'invecchiamento delle cellulare nell'ambito dell'iniziativa 'Nuove Tecnologie per la Conservazione della Salute', nell'ambito di un programma da 26 miliardi di dollari legato a Putin a doppio filo. Insomma, un piano che in Russia traccia la ricerca per scongiurare il declino psicofisico come una priorità statale, guidata da due figure vicine al capo del Cremlino: la figlia Maria Vorontsova, endocrinologa che supervisiona i programmi di genetica sostenuti dallo Stato, e il fisico Mikhail Kovalchuk, direttore dell'Istituto Kurchatov, lo storico centro di ricerca nucleare di epoca sovietica.