La ricerca dell’immortalità è, da sempre, prerogativa dei padroni del mondo. Il primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang (259-210 a.C.), inviò spedizioni alla ricerca di un leggendario «elisir di lunga vita», e ordinò agli alchimisti di corte di preparargli pozioni di longevità. Duemiladuecento anni dopo, non sorprende che il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin, nel corso del loro recente incontro a Pechino, abbiano discusso proprio di questo tema: un traduttore, riportando in mandarino un’osservazione di Putin, aveva spiegato a Xi come gli organi umani possano essere trapiantati a più riprese «in modo da poter ringiovanire sempre di più» qualcuno, nonostante l’età avanzata, e potrebbero persino essere in grado di ritardare la vecchiaia «indefinitamente»: «Si prevede che in questo secolo potrebbe diventare possibile vivere fino a 150 anni», ha aggiunto il presidente russo. È significativo che anche Putin, evidentemente, sia tra i lettori del prof David Sinclair, biologo di Harvard autore di un best-seller americano (tradotto in Italia da Verduci: Longevità. Perché invecchiamo e perché non dobbiamo farlo) diventato mediaticamente famoso al di là delle riviste scientifiche per aver detto con cognizione di causa che «il primo bambino che arriverà fino a 150 anni di età è già nato». Non è più fantascienza – o alchimia – ma confine scientifico in via di esplorazione: fino a pochi anni fa, il decadimento fisico e cognitivo legato al passare del tempo era considerato dalla comunità scientifica un fatto della vita, ineluttabile, come la forza di gravità. La medicina nell’ultimo secolo ha allungato in modo sorprendente l’aspettativa di vita – che per qualche millennio non si era spostata granché in avanti – ma ha finito per creare sì un miliardo e duecento milioni di anziani (gli over 70 attualmente vivi, nel mondo) ma dalla qualità della vita non sempre entusiasmante e a volte drammaticamente scarsa: come Aurora che negli Inni Omerici chiede a Zeus la vita eterna dimenticandosi però di chiedere anche l’eterna giovinezza. E Gilgameš, per due terzi divino e un terzo umano, almeno millecinquecento anni prima di Omero – il suo è il racconto epico più antico della storia – dopo aver combattuto i mostri lotta contro il nemico più potente, la morte, andando alla ricerca del segreto dell’immortalità.