Ovvio che “immortalità” è un’iperbole giornalistica, e perfino chi la usa sa che non è di immortalità che si parla (bisognerebbe dunque chiedergli perché la usa). Una definizione più credibile sarebbe “vivere fino a un’età prima impensabile”, e farlo grazie a tecnologie mediche anch’esse, fin qui, impensabili. Terapie geniche, trapianto di organi e creazione di organi nuovi di zecca grazie alle biotecnologie, e qui mi fermo per non incorrere in imprecisioni grossolane.
Vladimir Putin – che non è solo un autocrate: è anche un uomo di favolosa ricchezza privata – sarebbe sulla stessa linea di Jeff Bezos, Sam Altman, Peter Thiel in questa ricerca della longevità. Con stanziamenti miliardari per combattere l’invecchiamento, dilatando il tempo del nostro viaggio troppo veloce.
Se questo significasse che presto sarà possibile vivere tutti quanti fino a 150 anni, purché in decenti condizioni fisiche e psichiche, nessuno avrebbe dubbi: sarebbe una magnifica notizia, specie se sostenuta da una molto ma molto sapiente riforma del sistema pensionistico mondiale. (Nonché da uno sforzo immane della sociologia anagrafica: altro che Z, millennials, X e boomers, bisognerebbe inventarsi sigle e nomignoli all’infinito).











