Camere iperbariche, flebo ed enzimi, esami biometrici e soggiorni in cliniche esclusive: sono le cure a portata di multimilionario. Così l’ambizione di esserci per sempre è diventata il più definitivo degli status symbol
Carlotta Magnanini
Ogni mattino, in Florida, un uomo si sveglia (sempre all’alba) sapendo che dovrà invecchiare meno di chiunque altro. Bryan Johnson: scende dal letto, dà un’occhiata ai sensori che monitorano sonno, battito cardiaco e temperatura, poi va in cucina a fare colazione con i suoi 100 integratori (Nad+, metformina, litio, omega-3 e vitamine) mandati giù con un frullato calibrato al milligrammo, infine va a correre. Agile come una gazzella, ma non troppo a lungo per evitare sovraccarichi. Fa la doccia, si lava i denti con prodotti selezionati dai 30 medici del suo staff e infine cena – intorno alle 11, perché segue un digiuno intermittente estremo. Non è decisamente una giornata da leoni quella dell’ex ceo di Kernel, azienda biometrica venduta a PayPal. Dalle misurazioni si è fatto prendere la mano: a 48 anni (ma potrebbe dimostrarne 18 come 84) Johnson è il milionario più mediatico tra gli aspiranti highlander. Lui sta facendo del proprio corpo un’opera d’arte. O forse piuttosto un simbolo di quel lusso che oggi va per la maggiore. La longevità è il nuovo status symbol. Molto diverso rispetto al passato popolato da sogni di ville e macchinone (una Tesla è per sempre, le trasfusioni pro-age devi farle sempre) o di tempo libero che una volta sembrava il bene più prezioso (allora sì che ci sentivamo tutti ricchissimi, specie da disoccupati). Ma l’aspirazione alla vita eterna sta facendo davvero la differenza: è una voragine incolmabile tra chi al massimo compra una crema antietà da Sephora e chi spende 2 milioni l’anno per cure allunga-vita.






