Un saggio smonta (e irride) ossessioni e derive parascientifiche. Puntando il dito contro gli Stati che legittimano pratiche al limite della stregoneria
di Laura Piccinini
“Se c’è un settore che rivela come sia stato possibile arrivare a credere alle peggiori stronzate – altro che fake news – questo è il mito della longevità. È come assistere in prima fila al processo di erosione e perdita di credibilità della scienza nel nome del marketing”. Lo dice Saul Newman, ricercatore allo University College London, Davide contro i Golia accademici. Avendo un talento per smontare concetti fasulli, Newman ha rinunciato “alla carriera da prestanome dei milionari” dietro alle varie compagnie Geron e Tally Age. Business che secondo lui è diventato qualcosa di Morbid, titolo del suo libro edito da Mit Press, che significa assurdo, patologico, ossessivo. Una “commedia dark dove l’etica è irrilevante: ci si aumenta l’età per farsi ricevere dai premier, le Zone Blu dove si vive più a lungo sono fake, si traffica sangue di teenager texani”. Tanto, come ha detto la Nobel Elizabeth Blackburn, se vuoi che funzioni ci credi: “Peccato che la signora, dopo aver ammesso che la sua scoperta dei telomeri non serviva da antiage, poi ne abbia fatto un self-help book”, ironizza Newman.






