Viviamo più a lungo, ma non ci basta più. Guardiamo alla scienza come a una possibilità concreta di rinviare il declino fisico e riconoscere prima i segnali dell’invecchiamento. La longevità è uno dei grandi temi del momento perché sta cambiando il mercato della salute e il modo in cui giudichiamo le nostre abitudini. Per anni abbiamo accettato il mantra del mangiare meno e fare sport. Ora vogliamo sapere se dormiamo abbastanza, se il cuore lavora bene, se il corpo sta invecchiando più in fretta di quanto dica la carta d’identità. Lo facciamo convinti di poter guadagnare controllo sul nostro futuro biologico, mentre ricerche e investimenti alimentano la promessa di una vita sempre più lunga. Ma quanto è reale questa promessa, e quanto resta ancora lontana?
Nel primo episodio di “Scenari 2026”, il podcast di Linkiesta per Intesa Sanpaolo On Air, raccontiamo questa nuova idea di lunga vita attraverso due figure opposte e rivelatrici. Il milionario Bryan Johnson ha trasformato il proprio corpo in un laboratorio anti età, affidandolo a protocolli estremi e misurazioni continue. David Sinclair ha dato forza scientifica e mediatica alla possibilità di intervenire sui meccanismi cellulari dell’invecchiamento, anche se molte promesse restano da verificare sull’uomo. Intanto la ricerca prova a capire perché alcuni organi invecchiano prima di altri, mentre nuovi studi indagano il ruolo del timo e il legame tra intestino e memoria. La promessa è vivere meglio e più a lungo. Il rischio è trasformare ogni gesto quotidiano in una prova generale contro la morte.











