Non soltanto vivere più a lungo, ma custodire la dignità, le relazioni e l’umanità del tempo vissuto: è stato questo il cuore del Vatican Longevity Summit, il vertice internazionale che ha riunito a Roma neuroscienziati, Premi Nobel, bioeticisti e ricercatori per riflettere sul futuro della longevità

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Non vivere semplicemente più a lungo, ma vivere meglio, con dignità, relazioni, autonomia e qualità della vita. È questa la grande sfida lanciata dal Vatican Longevity Summit, il vertice internazionale promosso dall’Istituto Internazionale di Neurobioetica insieme a Brain Circle Italia e con il patrocinio della Pontificia Accademia per la Vita, che si è concluso a Roma con la presentazione della prima Carta Etica sull’Invecchiamento in Salute e la Longevità. Due giornate intense di confronto tra Premi Nobel, neuroscienziati, clinici, bioeticisti, ricercatori e studiosi provenienti da alcuni dei più importanti istituti scientifici internazionali, accomunati da una domanda cruciale; quale sarà il significato umano della longevità nel XXI secolo? Il Summit ha affrontato temi che spaziano dalle neuroscienze all’intelligenza artificiale, dalla medicina rigenerativa alla prevenzione, fino al ruolo delle relazioni sociali, dell’ambiente e della cultura nel processo dell’invecchiamento. Ma il cuore dell’intero confronto è stato soprattutto etico e antropologico, la longevità non può diventare un privilegio per pochi né una semplice estensione biologica della vita.L’intervento di Padre Alberto CarraraA dare profondità filosofica e umana al Summit è stato soprattutto Padre Alberto Carrara, neuroeticista e presidente dell’Istituto Internazionale di Neurobioetica, che nel suo lungo intervento ha delineato la visione alla base della nuova Carta Etica. “Fa senso prolungare la vita biologica se non preserviamo allo stesso tempo la dignità dell’esistenza umana?”, ha domandato Carrara davanti alla platea internazionale. Per il sacerdote e bioeticista, il tema centrale non è soltanto l’aumento dell’aspettativa di vita, ma il rischio che la longevità contemporanea venga ridotta a una questione puramente tecnologica o economica. “La vera sfida del nostro tempo non è soltanto prolungare la vita, ma preservare l’umanità del tempo vissuto”, ha spiegato. Secondo Carrara, il mondo sta attraversando “una trasformazione antropologica, sociale e scientifica più profonda della sua storia”, segnata dall’allungamento della vita media e dall’esplosione delle nuove tecnologie mediche, genetiche e neuroscientifiche.Il rischio di una “longevità per pochi”Uno dei punti più forti dell’intervento riguarda il pericolo delle nuove disuguaglianze biologiche. “Come possiamo evitare che la longevità diventi un privilegio?”, ha chiesto. Il neuroeticista ha sottolineato come le innovazioni dell’intelligenza artificiale, della medicina predittiva, della genomica e delle neurotecnologie rischino di creare un mondo diviso tra chi potrà permettersi di vivere più a lungo e meglio e chi resterà escluso. “Non è abbastanza sviluppare terapie innovative. Dobbiamo creare le condizioni perché possano raggiungere realmente le persone più vulnerabili”. Carrara ha ricordato che milioni di persone nel mondo non hanno ancora accesso all’acqua o alle cure mediche di base, mettendo così in discussione una visione della longevità centrata soltanto sulle tecnologie d’élite. “È molto bello parlare di DNA, epigenetica e innovazione, ma dobbiamo ricordare che siamo otto miliardi di persone nel mondo”.Il principio della “longevità integrale”Al centro della Carta Etica proposta dal Summit c’è il concetto di “longevità integrale”, definito da Carrara come il vero principio fondativo dell’intero progetto. “L’autentica longevità umana consiste nello sviluppo armonioso della persona nelle sue dimensioni fisiche, cognitive, relazionali, sociali, artistiche e spirituali”. Una visione che supera la semplice idea di sopravvivenza biologica e mette al centro la persona nella sua totalità. Per questo motivo, la longevità non può essere misurata esclusivamente attraverso l’efficienza del corpo o la produttività sociale, ma deve includere elementi come autonomia, partecipazione sociale, relazioni umane, dignità e significato esistenziale. “La longevità deve simultaneamente preservare dignità, salute cerebrale, relazioni, autonomia e bene comune”.La dignità prima di tuttoTra i principi fondamentali illustrati da Padre Carrara, il primo è la dignità della persona. “La dignità precede ogni abilità, ogni performance e ogni stato di salute”. Un’affermazione che assume un significato particolarmente forte in una società ossessionata dall’efficienza e dalla produttività. Secondo il neuroeticista, il valore della persona non può mai dipendere dall’età, dall’autonomia fisica o dalla capacità cognitiva. “La dignità rimane intatta anche nella dipendenza, nel declino cognitivo o nella vulnerabilità estrema”. È proprio questo, secondo Carrara, il banco di prova etico delle società contemporanee: la capacità di custodire la dignità umana anche quando la fragilità diventa più evidente.La salute del cervello come nuovo “capitale umano”Uno dei temi più discussi del Summit è stato quello della salute cerebrale, considerata dai ricercatori una delle grandi emergenze del XXI secolo. Carrara ha parlato del cervello come di un vero “bene pubblico cognitivo”, richiamando il concetto di “Brain Capital”. “Il cervello non è soltanto un organo biologico, ma la finestra attraverso cui l’essere umano vive il mondo”. Da qui la necessità di investire non soltanto nella cura delle malattie, ma nella prevenzione, nell’educazione permanente, nelle relazioni sociali e nella salute mentale. “La salute non riguarda soltanto l’assenza di malattie, ma anche la capacità di mantenere relazioni significative, identità, libertà e partecipazione sociale”.La solitudine come nuova emergenza sanitariaNel suo intervento, Padre Carrara ha posto anche grande attenzione anche al tema dell’isolamento sociale. “La solitudine cronica e l’esclusione sociale sono fattori di rischio comparabili alle patologie biologiche”. Secondo il sacerdote, le società industrializzate stanno vivendo una crisi relazionale profonda che accelera fragilità e declino. Per questo motivo la Carta Etica insiste molto sul concetto di solidarietà intergenerazionale, intesa come responsabilità reciproca tra giovani e anziani. “Gli anziani non sono soltanto destinatari di cura, ma custodi di memoria, esperienza e identità collettiva”.Intelligenza artificiale e trasparenza tecnologicaAmpio spazio è stato dedicato anche ai rischi legati all’intelligenza artificiale e agli algoritmi. Carrara ha messo in guardia contro il rischio che la persona venga ridotta a un semplice “profilo probabilistico”. “La persona deve restare protagonista della propria vita, anche nella fragilità”. Da qui nasce il principio della trasparenza tecnologica, che impone una governance etica delle innovazioni scientifiche. “Le decisioni che incidono profondamente sulla vita umana non possono essere affidate all’incomprensibilità delle scatole nere algoritmiche”. Carrara ha richiamato anche il concetto di “algoretica”, più volte evocato da Papa Francesco durante il suo pontificato, come necessità di sviluppare un’etica degli algoritmi fondata su trasparenza, responsabilità e bene comune.La prevenzione come “longevità democratica”Tra i concetti più forti emersi dal Summit c’è quello di “longevità democratica”. “La prevenzione resta il più potente strumento di longevità democratica”. Secondo la Carta Etica, alimentazione, movimento, sonno, relazioni sociali e stili di vita sani devono diventare strumenti accessibili a tutti e non privilegi riservati a una minoranza informata e benestante. Il documento insiste infatti sulla necessità di democratizzare l’accesso alla salute, alla prevenzione e alle tecnologie della longevità.Il manifesto per la longevità globaleDurante la giornata conclusiva è stato presentato anche un manifesto divulgativo in dieci punti dedicato alla “longevità globale accessibile a tutti”.Tra i principi indicati:dare priorità alla salute rispetto alla malattia;preservare il cervello come patrimonio umano;trasformare gli stili di vita in medicina quotidiana;promuovere una longevità equa e inclusiva;valorizzare tutte le stagioni della vita;integrare scienza, etica e umanesimo;costruire un nuovo patto tra generazioni;difendere la dignità umana in ogni fase dell’esistenza.Dai congressi ai festival: la longevità esce dalle accademiePadre Carrara ha annunciato anche il progetto dei “Longevity Festival”, che porteranno i temi affrontati al Summit fuori dai contesti accademici. “Vogliamo tradurre per tutti i segreti della prevenzione, della bellezza e della longevità”. Il primo appuntamento sarà il 12 giugno a Capalbio, seguito da Capri l’11 settembre e poi Venezia in autunno. L’obiettivo è costruire un vero laboratorio culturale permanente capace di mettere in dialogo scienza, medicina, neuroscienze, arte, etica e società civile. “Il Vatican Longevity Summit non nasce per restare confinato dentro un congresso scientifico”.