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Le lacrime non sono mai tutte uguali, ma il paradosso fra quelle di gioia di Palermo e quelle amare di Monza raggiunge livelli di crudeltà che nel calcio colpiscono solo le fiabe più belle e inaspettate, che fanno sognare e meriterebbero un finale diverso della cruda e dura realtà. Qualcosa di meglio di un pallone sulla traversa o di un contropiede avversario che non viene fermato (come all’andata), di occasioni fallite nonostante e dell’impresa più impensabile sfiorata al ritorno, nel caldissimo venerdì sera in Brianza dove la contrapposizione fra la dolce sconfitta di Palermo, nove giorni prima, e la vittoria rimasta sullo stomaco contro il Monza è stata evidente a tutti.

In una frase Alberto Aquilani ha condensato perfettamente la stagione del Catanzaro: «Ho allenato una squadra magica». Non c’è un solo tifoso che non condivida la considerazione del tecnico: «Mi è stato regalato un sogno, l’hanno regalato loro a me e non il contrario, io qui ho provato cose mai vissute e non recrimino niente, anche se cambierei la fine chiedendo un solo minuto in più, perché siamo arrivati a un centimetro dalla A».

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