di Ernesto Savio Sarno – Una finale che vale più di una promozione. Catanzaro contro Monza: il calcio di provincia come specchio di un’Italia che cerca ancora una via per credere in sé. Ci sono momenti in cui la storia sembra non parlare più.Non perché sia muta, ma perché siamo noi ad aver smesso di ascoltarla. Viviamo in un tempo veloce, affollato, rumoroso, nel quale i punti di riferimento sembrano sbiadire dentro le nebbie della modernità. Il futuro non si presenta mai come un orizzonte cristallino e chiaro: avanza piuttosto come una domanda, talvolta come una minaccia, spesso come un’attesa che non si compie.
L’Italia, in questo tempo sospeso, pare faticare a ritrovare se stessa. Fatica nella politica, nella cultura, nel senso comunitario, nella fiducia verso le proprie energie migliori. Fatica persino nella sua proiezione più popolare, più immediata, più riconoscibile nel mondo: il calcio.
Quel calcio che per decenni è stato racconto nazionale, linguaggio comune, ascensore sociale, scuola di provincia e di popolo. Quel calcio che univa le piazze, le famiglie, le generazioni. Quel calcio che non era soltanto industria, ma anche appartenenza, identità, sacrificio, orgoglio.
Il segnale che arriva dalla provincia














