Pubblicato il: 30/05/2026 – 10:54
CATANZARO Orgoglio, identità, stile. Le immagini che arrivano da Monza, dal campo nel quale il Catanzaro ha appena sfiorato – per un solo gol – la Serie A al termine di una gara-rimonta eroica, rendono plasticamente tutto il paradosso che spesso lo sport, e soprattutto il calcio, offre: quello per cui a volte una sconfitta, amarissima, diventa una vittoria, in questo caso una vittoria morale. Cambia poco, all’atto pratico, ovviamente: il sogno spezzato in modo così beffardo fa oggettivamente male, ma il Catanzaro Calcio e tutto quello che gli gira intorno – ambiente, tifoseria e anche un’intera città che nei colori giallorossi si salda in un amore che è più di un amore – a Monza e dagli schermi tv hanno dato a tutto il Paese un’immagine di assoluta bellezza. Al di là dell’aspetto tecnico, con una promozione mancata letteralmente per un soffio, giocata in modo impeccabile per tutto l’anno e soprattutto nell’atto finale, con una prova maiuscola fatta di cuore, generosità e superiorità tattica, c’è un aspetto, per così dire, sociale che va assolutamente esaltato. Quello che del resto dicono le foto e i video, quelli ufficiali e quelli che virano sui social: alcuni iconici, come quello che ritrae mister Aquilani consolare un piccolo tifoso delle Aquile in lacrime; quelli dei giocatori del Catanzaro sotto la curva insieme al presidente Floriano Noto, a sua volta abbracciato a mister Aquilani; le lacrime di Favasuli, talentuoso “ragazzo di Calabria”.












