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«Noi siamo il brutto anatroccolo che è qui per dare fastidio a tutti. La montagna è lunga, però ci siamo avvicinati alla cima ora che ne abbiamo passato già un bel pezzo». Alberto Aquilani si guadagna una finale assolutamente inaspettata all’inizio della stagione e altrettanto meritata.
«È stata una partita di sofferenza che mi rende ancora più orgoglioso. Fra di noi parlavamo dicendo che a volte ci mancava essere brutti, per cui credo che in questa occasione abbiamo compiuto un’impresa contro una squadra fortissima», sottolinea l’allenatore del Catanzaro. «Il nostro sogno continua – aggiunge –, dobbiamo essere molto bravi adesso a resettare, recuperare, perché quel sogno non è completato. Sappiamo che abbiamo un popolo intero dietro di noi, un pubblico incredibile che ci accompagna anche quando non c’è. Sentiamo questa responsabilità, io la sento dal primo giorno. Come si prepara la finale col Monza? Noi non abbiamo niente da perdere, siamo cresciuti esponenzialmente e ci meritiamo di giocarcela. La leggerezza è la nostra arma, ma anche cuore e coraggio», ancora il tecnico romano.
«Nonostante siamo andati sotto subito, l’unica cosa che non dovevamo fare nei primi 10 minuti, il fatto di aver resistito mi rende orgoglioso. Era complicato contro una squadra che andava molto forte, però abbiamo capito che era così e siamo stati gagliardi». Dopo 19 gare sempre a bersaglio, stavolta l’attacco rimane a secco: «Siamo venuti qui per segnare, era questa la mia idea e lì, quando non finalizzi e affronti un avversario del genere, non puoi non aver paura di non farcela. Il mio pianto con Iemmello a fine partita? Un’emozione fortissima, so anche quanto ci tenesse Iemmello. La prova di Brighenti? Mi parlano tanto dei giovani, ma quando hai uno come lui al tuo fianco viene tutto più facile».













