L'Editoriale
Giovedì 28 Maggio 2026
MONDO. Mentre Francia, Italia, Spagna, Olanda, Lituania in una coalizione di volenterosi chiedono alla Commissione dazi per i prodotti cinesi, la ministra tedesca dell’Economia Katherina Reiche vola a Pechino.
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La Germania va per la sua strada. L’idea è che i cinesi hanno bisogno del mercato europeo. Senonché lo studio del Center for european reform parla di crollo delle esportazioni tedesche verso la Cina in settori strategici come elettronica, auto, macchine utensili , trasporti, medicinali. Il cuore dell’identità industriale della Germania rischia il trapianto in Cina. Nel frattempo le importazioni verso l’Europa crescono in modo esponenziale. Il Fondo monetario internazionale valuta le sovvenzioni dirette o indirette dello Stato cinese per le imprese nell’ordine di circa 800 miliardi di dollari, cioè il 4,4% del Prodotto interno lordo cinese. A questo si aggiunge la mancata rivalutazione della moneta cinese. Costi insostenibili per i prodotti europei. L’allarme lanciato da Giorgia Meloni all’assemblea di Confindustria è un grido di dolore. Gli occhi sono puntati a Bruxelles: «Un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività e la crescita strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici».












