La dipendenza dell’Europa dai beni cinesi è diventata talmente radicata in alcuni settori che le alternative credibili sono praticamente scomparse.

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La pressione è aumentata nel 2025, quando Washington ha imposto dazi generalizzati sulle merci cinesi, alimentando i timori che Pechino potesse dirottare la produzione in eccesso verso i mercati europei a prezzi stracciati.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha definito la situazione "un nuovo shock Cina" al vertice del G7 in Canada lo scorso anno, avvertendo che Pechino sta inondando i mercati mondiali con capacità produttiva sovvenzionata che i propri consumatori non sono in grado di assorbire.

La settimana scorsa il commissario europeo all’Industria, Stéphane Séjourné, ha invitato anche le imprese europee a diversificare i fornitori, mentre le tensioni commerciali con la Cina aumentano: Pechino moltiplica le minacce nei confronti dell’UE e Bruxelles cerca di rafforzare le leggi per proteggere i propri mercati dalla dipendenza cinese.