Caricamento player

La Commissione europea sta lavorando a un piano per contrastare il massiccio arrivo di merce cinese a basso costo sul mercato europeo. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è convinta che sia necessario introdurre restrizioni per proteggere l’economia europea, ma non tutti i paesi che fanno parte dell’Unione la pensano come lei. Le posizioni di fatto sono due.

Da una parte ci sono i paesi che vorrebbero contrastare la concorrenza sleale della Cina, i cui prodotti sono spesso a basso prezzo anche grazie alle sovvenzioni che le aziende ricevono dal governo. Questo mette in forte difficoltà le aziende europee, incapaci di competere e a rischio di dover chiudere e licenziare i propri lavoratori. I prodotti dalla Cina hanno talvolta un impatto ambientale e sociale molto alto: i prezzi bassi sono dovuti anche allo sfruttamento dei lavoratori e a pratiche poco sensibili al rispetto dell’ambiente.

È uno schieramento capeggiato dalla Francia, che la scorsa settimana ha mandato alla Commissione un documento in cui sollecita l’Unione Europea a reagire anche attraverso nuovi strumenti commerciali. Pur non menzionando esplicitamente la Cina, il riferimento è evidente. Il documento è stato firmato da Italia, Paesi Bassi e Lituania. Inizialmente c’era anche l’appoggio della Spagna, che però negli scorsi giorni si è tirata indietro, dicendosi più vicina a un secondo blocco di paesi.