L’Europa prepara una nuova stretta commerciale contro la Cina. E questa volta a spingere per misure più dure non sono soltanto i governi tradizionalmente più protezionisti. Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi - quattro delle principali economie europee, spesso divise sui temi del commercio internazionale - hanno presentato insieme un documento alla Commissione europea chiedendo strumenti più rapidi e aggressivi per difendere l’industria continentale dalla “crescita delle pratiche commerciali sleali”.Il testo, anticipato dal Financial Times, arriva in vista di una riunione chiave prevista a Bruxelles sul futuro delle relazioni economiche con Pechino ed esprime la convinzione che la concorrenza cinese non possa più essere affrontata soltanto attraverso il libero mercato. Nel documento, infatti, i Paesi firmatari non citano direttamente la Cina, ma il riferimento è chiaro, almeno secondo quanto riporta il giornale britannico. Bruxelles accusa da tempo Pechino di esportare "sovracapacità industriale": in pratica, di sostenere con aiuti pubblici una produzione enorme che finisce poi sui mercati esteri a prezzi molto bassi, mettendo così in difficoltà le aziende europee.Secondo i governi promotori del piano, l’impatto sull’industria europea è già molto pesante. Tra il 2019 e il 2025 sarebbero andati persi un milione di posti di lavoro. Da qui la richiesta di rendere più semplice e veloce l’introduzione di nuovi dazi. Oggi, sostengono i firmatari, le procedure europee sono troppo lente e facilmente aggirabili. Molte aziende riescono infatti a evitare le tariffe spostando parte della produzione in Paesi terzi o aprendo stabilimenti direttamente dentro l’Unione Europea.Il documento propone quindi di rafforzare i controlli contro queste pratiche e di colpire non solo singoli prodotti o singoli Paesi, ma anche specifiche aziende considerate responsabili di eludere le regole commerciali. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche un maggiore utilizzo delle cosiddette "misure di salvaguardia": strumenti straordinari che permettono all’Ue di introdurre rapidamente dazi o quote quando un aumento improvviso delle importazioni rischia di destabilizzare il mercato interno. Bruxelles le ha già utilizzate sull’acciaio, imponendo tariffe del 50% oltre determinate quote di importazione. Una decisione che aveva però creato tensioni anche con partner molto vicini, come Regno Unito e Ucraina.Il documento proporrebbe inoltre un nuovo "strumento di resilienza". L’idea è quella di intervenire quando l’Europa dipende troppo da pochi fornitori stranieri in settori strategici. In quel caso, potrebbero scattare quote, restrizioni o dazi aggiuntivi. Negli ultimi anni, infatti, l’Unione Europea ha già sperimentato i rischi di questa dipendenza. Pechino ha limitato l’export di alcuni minerali critici e semiconduttori, comparti nei quali la Cina domina la produzione globale. Parallelamente, Europa e Stati Uniti hanno bloccato parte delle esportazioni verso la Cina di tecnologie avanzate.La Francia è da tempo tra i Paesi più favorevoli a una linea dura. Emmanuel Macron avrebbe anche evocato la possibilità di creare uno strumento simile al “Section 301” statunitense, il meccanismo con cui Washington impone tariffe contro Paesi accusati di pratiche commerciali scorrette o discriminatorie. Più significativa è invece la posizione di Spagna e Paesi Bassi. Madrid negli ultimi anni ha rafforzato i rapporti economici con Pechino e attirato investimenti cinesi, mentre l’Olanda è sempre stata più prudente rispetto all’idea di proteggere il mercato europeo dalla concorrenza globale. La Germania, il Paese europeo più esposto economicamente verso la Cina, non ha ancora aderito formalmente al documento. Berlino resta divisa tra chi teme le conseguenze di uno scontro commerciale e chi considera inevitabile una revisione dei rapporti con Pechino.Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič sostiene un utilizzo più ampio degli strumenti di difesa commerciale e sta lavorando a un piano per spingere le aziende europee a diversificare i fornitori nei settori strategici. La Cina, dal canto suo, ha già minacciato ritorsioni contro eventuali nuove misure europee. Il ministro francese del Commercio Nicolas Forissier ha ribadito al Financial Times di preferire una soluzione negoziata. Ma ha anche riconosciuto apertamente il nodo centrale della questione: "L’industria cinese produce sovracapacità molto ampie, fortemente sovvenzionate dallo Stato, che vengono riversate sull’export. Ed è un grande problema".
Dazi, l’Unione europea valuta nuove misure contro le importazioni cinesi
Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi chiedono una stretta commerciale contro Pechino. Sul tavolo nuovi dazi, quote e misure d’emergenza per proteggere l’indust













