Roma, 29 mag. (askanews) – L’Unione europea si prepara a un confronto sempre più duro con la Cina sul terreno commerciale, ma il rischio è che la risposta alla pressione dell’industria cinese apra una nuova fase di scontro diretto con Pechino. La riunione dei commissari europei convocata oggi a Bruxelles non dovrebbe produrre decisioni immediate, ma segna un passaggio politico rilevante: la Commissione vuole allineare la propria strategia di fronte all’aumento delle importazioni cinesi e alla possibilità che l’Europa si trovi davanti a un nuovo ‘China shock’, con effetti simili a quelli subiti dagli Stati uniti dopo l’ingresso di Pechino nell’Organizzazione mondiale del commercio.

La preoccupazione riguarda molti settori, a partire dall’auto elettrica. Nella discussione entrano componenti industriali, macchinari, dispositivi medici, prodotti agricoli e tecnologie digitali. Ai commissari è stato chiesto di portare esempi dell’impatto delle attività cinesi nei rispettivi portafogli, dal commercio alla difesa, dalla salute all’agricoltura. L’obiettivo è preparare una linea comune prima del vertice dei leader Ue del 18 giugno, nel quale la Cina sarà uno dei temi centrali.

Bruxelles non vede più la questione come un normale squilibrio commerciale, ma come un problema di sicurezza economica. Le importazioni cinesi, in alcuni comparti, arrivano sul mercato europeo a prezzi anche del 40 per cento inferiori rispetto ai prodotti locali. Per l’industria europea questo significa concorrenza difficile da sostenere, soprattutto se la riduzione dei prezzi è legata a sovvenzioni pubbliche, sovracapacità produttiva e accesso asimmetrico ai mercati.