Bruxelles. La Commissione di Ursula von der Leyen ha deciso di dare un’altra opportunità alla Cina per risolvere con il dialogo i problemi del crescente squilibrio provocato dall’enorme deficit commerciale accumulato dall’Unione europea e dalle conseguenze delle esportazioni cinesi sulla base industriale europea. Dopo un incontro ieri con la sua controparte cinese, Wang Wentao, il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ha annunciato la creazione di quattro gruppi di lavoro, all’interno di un nuovo quadro chiamato “EU-China Trade and Investment Consultations” (Tic), per trovare soluzioni pratiche ai principali contenziosi: riequilibro di commercio e investimenti, controlli alle esportazioni, protezione della proprietà intellettuale e riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio. Il deficit commerciale da 360 miliardi di euro registrato dall’Ue nel 2025 è “insostenibile”, ha ricordato Sefcovic: “Il divario si sta ampliando. Le esportazioni cinesi verso l’Ue continuano ad aumentare, mentre la nostra quota di mercato in Cina si riduce costantemente”. Per la Commissione, “lo status quo non è un’opzione. L’Ue resta aperta agli affari. Ma dobbiamo difendere la nostra base industriale”. Sefcovic ha definito le discussioni con Wang “costruttive”. Il commissario ha fissato una scadenza per ottenere “risultati tangibili”: ottobre, quando andrà a Pechino. Nel frattempo, la Commissione dovrebbe preparare due nuovi strumenti – uno per incoraggiare le imprese a diversificare le catene di approvvigionamento, l’altro per fornire solidarietà agli stati colpiti da ritorsioni – per rafforzare l’armamentario per difendersi dalla Cina.Al Consiglio europeo del 18 giugno i leader hanno dato un mandato alla Commissione per affrontare lo “choc cinese 2.0”. La proposta di von der Leyen di un approccio “più robusto” a Pechino ha ricevuto la loro benedizione. La priorità tuttavia è il dialogo, a condizione che produca risultati rapidamente. Alla luce dell’esperienza recente, in molti dubitano che il tentativo della Commissione avrà successo. Sefcovic e Wang hanno già avuto quattro incontri in un anno e mezzo. Von der Leyen è stata a Pechino per chiedere direttamente al presidente Xi Jinping di riequilibrare la relazione commerciale. Nel primo trimestre del 2026 le importazioni dalla Cina sono aumentate del 3,4 per cento e le esportazioni dall’Ue sono diminuite del 4,8 per cento rispetto al quarto trimestre del 2025. Eppure, dopo l’incontro con Wang, Sefcovic si è detto ottimista. “Rispetto a prima c’è molta più comprensione per le nostre sfide reciproche e per la situazione europea da parte della nostra controparte cinese”. Il commissario ha rivendicato dei risultati che vanno oltre la creazione dei quattro gruppi di lavoro. Il principale è l’istituzione di un “meccanismo di monitoraggio congiunto” dei dati sui flussi commerciali. Secondo Sefcovic dovrebbe permettere di “avviare immediatamente un dialogo politico su come affrontare il problema” quando c’è un’improvvisa impennata di esportazioni della Cina verso l’Ue. Anche sui controlli alle esportazioni, il commissario ha rivendicato un passo avanti. “Accolgo con favore la rassicurazione del ministro, secondo cui i controlli sulle esportazioni di terre rare e magneti permanenti non interromperanno le catene di approvvigionamento dell’Ue”, ha detto Sefcovic. Tuttavia, rimangono dei problemi. “Ho anche proposto delle soluzioni per semplificare ulteriormente il processo di rilascio delle licenze per le imprese dell’Ue”, ha spiegato il commissario.Alla scadenza di ottobre, senza risultati, l’Ue rischia di trovarsi di fronte al solito dilemma: rischiare una guerra commerciale entrando in un rapporto di forza con Pechino, oppure subire le sue pratiche per paura di rappresaglie che potrebbero compromettere le catene di approvvigionamento? Alcuni esperti hanno preso nota di un messaggio trasmesso via Yuyuantantian, un account sui social media affiliato alla China Central Television: la Cina è pronta a un congelamento dei rapporti commerciali con l’Ue, perché non è così importante per l’economia cinese. Lo stesso dilemma si ripropone regolarmente con Donald Trump. Dopo la ratifica dell’accordo di Turberry e l’azzeramento dei dazi dell’Ue sui prodotti americani, Trump minaccia dazi del 100 per cento se ci saranno “digital tax” nei paesi europei. La Commissione ha promesso che risponderà, se si concretizzeranno. Ma spera di allentare la tensione con l’avvio di un dialogo sulle questioni digitali. Una missione tecnica è partita per Washington ieri.
L’Ue fa un altro tentativo di dialogo con la Cina, nonostante i pochi risultati avuti finora
Il commissario al Commercio Sefcovic ha annunciato la creazione di quattro gruppi di lavoro con Pechino per trovare soluzioni ai principali contenziosi: riequilibro di commercio e investimenti, controlli alle esportazioni, protezione della proprietà intellettuale e riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio











