Il confronto tra il commissario al Commercio Maroš Šefčovič e il ministro del Commercio cinese Wang Wentao ha avvicinato le relazioni tra Bruxelles e Pechino al punto di rottura. L’Unione non può più permettersi un deficit da 360 miliardi e questo la Cina lo sa. E per questo ora trema. Conversazione con l’economista e saggista, Carlo Pelanda
La verità è che 360 miliardi di disavanzo commerciale sono troppi. Anche per il mercato unico a cielo aperto più grande del mondo. E allora, per usare la formula che sintetizza il faccia a faccia tra il commissario al Commercio Maroš Šefčovič e il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, va bene dialogare ma a patto che si arrivi a dei risultati. Entro quattro mesi. O l’Europa passerà a un altro livello. I rapporti tra Bruxelles e Pechino sono ancora dentro il perimetro del confronto diplomatico, ma ormai molto vicini alla soglia critica, proprio perché il Vecchio continente non ne può più di vedere le proprie imprese chiudere i battenti (la crisi, a tratti inimmaginabile, di Volkswagen è lì a dimostrarlo) solo perché Pechino vende di più e a prezzi più bassi. Infischiandosene della concorrenza.
Il dato che pesa su tutto è il deficit negli scambi di beni. Nel 2025 l’Ue ha esportato merci verso la Cina per 199,6 miliardi di euro e ne ha importate per 559,4 miliardi, accumulando un disavanzo di quasi 360 miliardi. Rispetto al 2024, le esportazioni europee sono diminuite del 6,5%, mentre le importazioni dalla Cina sono aumentate del 6,4%. In dieci anni, dal 2015 al 2025, l’export Ue verso Pechino è cresciuto del 37,1%, ma l’import dalla Cina è salito dell’89%. Per la prima volta, nessuno dei 27 Stati membri è riuscito a esportare in Cina più di quanto abbia importato. Numeri da capogiro, eppure, dice a Formiche.net l’economista e saggista Carlo Pelanda, succede qualcosa. Succede che per la prima volta, forse, la Cina ha paura.









