Spagna, Francia, Italia e Paesi Bassi, insieme alla Lituania, hanno chiesto a Bruxelles misure commerciali più dure per difendere l’industria europea dall’aumento delle pratiche commerciali sleali del Dragone. E ci sarà anche uno strumento di resilienza da applicare quando le fonti di approvvigionamento europee risultano concentrate oltre una determinata soglia

Li si potrebbero chiamare i volenterosi contro la Cina, da affiancare a quelli ben più famosi che spalleggiano l’Ucraina, sposandone la causa. Ma alla fine, sempre di guerra si tratta, anche se al posto dei cannoni e dei fucili, ci sono le auto, i pannelli solari, il silicio, l’acciaio e i microchip. La Cina avanza in Europa, nonostante i primi vagiti di reazione da parte del Vecchio continente, prossimo a realizzare la prima vera gabbia a protezione dalla concorrenza del Dragone, le cui aziende producono di più e vendono a meno.

Spagna, Francia, Italia e Paesi Bassi, insieme alla Lituania, hanno in questo senso chiesto a Bruxelles misure commerciali più dure per difendere l’industria europea dall’aumento delle pratiche commerciali sleali e dall’eccesso di capacità produttiva che alimenta le esportazioni, in particolare dalla Cina. I cinque governi avrebbero fatto circolare un documento congiunto in vista di una riunione chiave della Commissione europea, forse già questa settimana, sulla politica commerciale verso Pechino. Nel testo, pur senza citare direttamente la Cina, si afferma che alcuni dei principali partner commerciali dell’Ue stanno imponendo nuove barriere o contribuendo a una sovraccapacità industriale sistemica e strutturale, con un impatto diretto sull’industria europea, che avrebbe perso un milione di posti di lavoro tra il 2019 e il 2025.