Da uno studio di ingegneri, fisici e chimici dell’Università di Pisa in collaborazione con L’Università di Scienza e Tecnologia di Wuhan (Cina) arriva un nuovo approccio alla produzione di transistor bidimensionali che ne aumenta le prestazioni ed è compatibile con i processi di produzione industriale, facilitando così il futuro trasferimento tecnologico una volta che la tecnologia sarà matura. La ricerca è stata pubblicata nel numero di maggio della rivista scientifica Nature Electronics e vale la pena farsi raccontare i dettagli principali direttamente dai docenti che hanno preso parte alla ricerca.
«I transistor - spiega Gianluca Fiori, docente di elettronica al dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa - sono i mattoncini di base dei circuiti elettronici che costituiscono i nostri calcolatori. Sono molti anni che la ricerca in microelettronica cerca soluzioni che vadano oltre le prestazioni dei dispositivi basati sul silicio, orientandosi sui semiconduttori bidimensionali, dello spessore di uno o due atomi, che consentono di miniaturizzare i transistor e quindi di aumentarne il numero all’interno dei calcolatori, con un conseguente aumento di velocità ed efficienza. Il processo di produzione dei transistor bidimensionali presenta ancora delle criticità dovute alla presenza di difetti che ne limitano le prestazioni».














