Il film che ha vinto la Palma d’oro a Cannes, e che uscirà presto in Italia, è coraggioso. E segna una svolta importante. È “Fjord” di Christian Mungiu: racconta – partendo da vicende realmente accadute – il caso di una famiglia romena-novergese, alla quale in Norvegia viene tolta la custodia di tutti e cinque i figli, compreso un neonato ancora allattato dalla madre, per il sospetto che, nelle abitudini educative dei cristianissimi genitori, compaiano anche scappellotti e schiaffi ai figli. La certezza non c’è, c’è il sospetto. Ci sono un processo civile e uno penale: il rischio per i genitori è di finire in prigione. Intanto i figli, legatissimi ai genitori, sono finiti in differenti famiglie affidatarie. Una famiglia molto unita, in cui i figli amano i genitori, viene smembrata.

Nel film i torti di entrambi Il regista romeno Cristian Mungiu

Perché è interessante questo film? Perché il regista, vincitore con questa della sua seconda Palma d’oro – un caso rarissimo: solo dieci registi, in tutta la storia di Cannes, ci sono riusciti – racconta non tanto le ragioni di entrambi, quanto i torti di entrambi. Il dogmatismo e l’ostinazione di una famiglia tradizionalissima, cristiana evangelica. Forse non daranno schiaffi ai figli, ma di sicuro proibiscono loro di giocare alla playstation, persino di guardare YouTube, e devono conoscere la Bibbia a memoria. Ma Mungiu mostra anche il dogmatismo di uno Stato laico, progressista, in cui la società sembra organizzata perfettamente per proteggere chiunque. Nel caso del film è la Norvegia: ma Mungiu dice di essersi basato su casi simili accaduti anche in Svezia e in Danimarca. È il Nord dell’Europa, il Nord civile, sociale a essere messo sotto accusa.