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In un’edizione che non è stata considerata tra le migliori della storia del festival di Cannes ha vinto uno dei film che più sono stati apprezzati dalla critica. Non capita di frequente: la storia del festival è piena di decisioni strane e impopolari da parte delle giurie, e di film premiati al posto di altri che poi hanno avuto una ricezione migliore o un successo maggiore.
Fjord di Cristian Mungiu, regista romeno che aveva già vinto a Cannes nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, è sia un film tipicamente “da Palma d’Oro”, per come è fatto e per l’idea di cinema che propone, sia uno che ha grandi possibilità di piacere a un pubblico ampio e di far parlare di sé per il resto dell’annata. Soprattutto considerato quanto in questi anni i film che passano a Cannes o Venezia possano ambire a un successo anche americano. Era probabilmente l’unico dei film in concorso ad avere entrambe queste caratteristiche.
Fjord racconta la storia di una famiglia per metà romena e per metà norvegese che va a vivere in un piccolo paese della Norvegia. Sono cristiani evangelici ed educano i loro figli secondo stretti precetti religiosi, impongono preghiere e raccontano loro un mondo in cui, per esempio, essere omosessuali è un peccato. Fin dall’inizio si vede come sia i figli sia i genitori, per via di questa impostazione, fatichino a integrarsi nella società norvegese. La Norvegia è infatti un paese secolarizzato e progressista, che osteggia questo tipo di educazione. Quando i professori di una delle figlie notano dei lividi sul suo collo lo segnalano alla protezione dei minori, che interroga la ragazza (in inglese e norvegese e non in romeno) scoprendo che la sua famiglia usa le percosse come metodo educativo.












