Si è chiuso il 79esimo Festival di Cannes ed è stata un’ottima edizione, ricca di tanti titoli importanti che hanno mostrato come il cinema sia ancora il grande specchio per interpretare e capire meglio il mondo che ci circonda.

La Palma d’oro è andata a “Fjord” di Cristian Mungiu, regista rumeno che aveva già vinto il prestigioso premio nel 2007 con “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”.

Questa volta Mungiu esce dai confini del suo paese e ambienta la pellicola in Norvegia per raccontare la storia di una famiglia che si è da poco trasferita in un piccolo villaggio affacciato su un fiordo. Il padre è rumeno, la madre è norvegese e hanno cinque figli, tra i quali un ragazzo e una ragazza che stanno vivendo il complicato periodo dell’adolescenza.

Dopo un litigio domestico e alcune dichiarazioni di questi ultimi alle autorità per la tutela dei minori, i genitori verranno accusati di violenza e coercizione psicologica nei confronti dei figli che, da un giorno all’altro, verranno loro sottratti uno dopo l’altro.

Con il suo classico stile rigoroso e profondamente realistico, Mungiu offre una nuova, coinvolgente riflessione morale dove sarà il pubblico a dover giudicare da che parte stare e quale dovrebbe essere il futuro migliore per i personaggi più giovani.