Non si alza la fumata bianca ma non si leva, nel tormentato cielo elettorale, neanche quella nera. Marco Donati chiama a raccolta le cinque liste del suo fronte civico: centocinquanta candidati e una domanda: cosa fare nei prossimi quindici giorni? L’esito è interlocutorio, la decisione finale spetterà al leader ma l’impressione è che se non altro si apra un accenno di dialogo, sia pur a tutto campo. L’analisi del voto e del forte risultato del rassemblement donatiano arrivato a sfiorare il 21% (20,46%), moltiplicando per due il risultato di cinque anni fa, è stato il primo punto del vertice di ieri pomeriggio all’Etrusco. Ma l’altro tema forte nel piatto dei donatiani è stata - e resta - la rotta da seguire per il ballottaggio. Non filtra granchè dalla rete di protezione che blinda la riunione. Si sa che l’assemblea ha assegnato al leader civico un mandato pieno per decidere su tre scenari in vista dello spareggio: aprire il confronto con Ceccarelli oppure dialogare con Comanducci per trovare punti di contatto. Terza pista: nessun accordo, e cinque anni a Palazzo Cavallo all’opposizione. Non è un nodo facile da sciogliere per gli effetti che porta con sé. Da un lato un’eventuale intesa con Ceccarelli dopo i tanti no pronunciati dai civici alle "sirene" dem prima e allo start della campagna elettorale, potrebbe suonare "stonato" ai quasi diecimila elettori che hanno premiato un progetto costruito lontano dagli schemi dei partiti e concentrato sulle cose da fare, sull’ascolto e il confronto con la città. Una convergenza con il centrosinistra verrebbe compresa? E come darle forma? Lo scenario di un ipotetico ingresso di Donati in un’eventuale giunta Ceccarelli, appare ad ora inverosimile. E tra i donatiani più intransigenti corre la domanda: ma come? Tutto questo sforzo per innovare la politica e rinnovare il metodo di governo sacrificati sull’altare di un assessorato? Stesso interrogativo per l’opzione presidenza del consiglio comunale anche se in quel caso il filo con la maggioranza sarebbe meno stretto. Dall’altra parte, c’è chi ragiona così: abbiamo conquistato un tesoretto del 20,4% , adesso non possiamo rischiare di disperderlo. E dunque: come capitalizzarlo? L’unica via – suggeriscono – è un patto con il centrosinistra che passerebbe da incarichi di rilievo, non necessariamente in giunta. Fantapolitica, fino a questo momento, eppure ipotesi su cui i donatiani ragionano, quelli di stretta osservanza e quelli che si sono aggiunti strada facendo animando la "macchina da guerra" delle cinque liste. Così come non viene liquidata l’ipotesi opposta, di un confronto con la coalizione per ora vincente. Di certo c’è il dato politico: la crescita del fronte civico che drena consensi nell’alveo centrista del campo largo. Scelgo Arezzo avanza di oltre due punti percentuali passando dal 5,5 del 2020 al 7,8%. Una crescita nella quale potrebbero aver giocato un ruolo decisivo anche il voto disgiunto (che ha drenato voti da entrambi gli schieramenti) e l’effetto trascinamento dal bacino di consensi di Casa Riformista, ferma al 2,58%. A tarda sera Donati riceve dai suoi carta bianca per un’altra sfida.