Se a Molfetta il centrosinistra punta alla vittoria con un candidato di Rifondazione, ad Arezzo le chance di vittoria passano dall’accordo con un centrista ex renziano, Marco Donati. Due scenari opposti nella sfida dei ballottaggi del 7 e 8 giugno. La realpolitik costringe a una certa duttilità.

Nel capoluogo toscano si sfidano un imprenditore prestato alle destre, Marcello Comanducci (43,8%), ex assessore con l’uscente di destra Ghinelli e promotore dei famosi mercatini di Natale, e un solido dirigente della filiera Pci-Pds-Ds-Pd, per 15 anni consigliere regionale con migliaia di voti, Vincenzo Ceccarelli (32,3%).

La partita è in salita per i progressisti, che stanno cercando un apparentamento con Donati, ex parlamentare Pd poi fuoriuscito, che al primo turno con le sue civiche e Azione ha preso il 20%. Il pressing è notevole, e coinvolge in prima persona il segretario regionale Emiliano Fossi, fedelissimo di Schlein, Marco Furfaro e anche il governatore Eugenio Giani.

Il ragionamento è semplice: dopo aver strappato alla destra Pistoia, ora serve il colpaccio ad Arezzo, la città dell’oro, uno dei capoluoghi storicamente meno di sinistra. A Donati è stato proposto un apparentamento formale che, in caso di vittoria, gli porterebbe in dote 7 consiglieri comunali e un probabile ruolo di vicesindaco. Ma lui nicchia. «Con me ci sono anche persone di centrodestra, che non capirebbero questa scelta», la risposta data finora agli emissari dem.