di Francesco Ingardia
Quasi non fa più notizia l’altolà dei civici di Fare rispetto all’operazione Donati alla presidenza del consiglio comunale. Col passepartout garantito dall’accordo nazionale siglato con Fratelli d’Italia, beninteso. E a condizione che l’ex Pd si faccia sì garante delle minoranze ma, al contempo, facilitatore in aula degli indirizzi politici della giunta Comanducci.
Oggi è la giornata dei vertici, quelli decisivi prima del primo valzer di lunedì con l’insediamento del nuovo consiglio comunale. L’intesa tra il civico e i meloniani proprio non va giù al movimento del sindaco: "Donati sta fuori dal perimetro di centrodestra", la bollinatura. E, parimenti, non è sufficientemente gradita l’opzione B su cui il partito di Giorgia Meloni potrebbe sterzare nel caso naufragasse il tutto: Francesco Lucacci.
Ritenuto col filtro utilizzato negli ambienti di Fare come un profilo "non di garanzia". Una linea andrà definita dal vertice domenicale. Lo stesso che il centrodestra partitico replicherà in serata. A 24 ore dal primo consiglio che inaugura la legislatura, aleggia nella maggioranza lo spauracchio della "maionese impazzita". Quella delle fibrillazioni causate dalla mancanza dei voti necessari a eleggere Donati. Il quale può contare su una quindicina di voti certi, ben al di sotto del quorum rafforzato dallo statuto (22 voti su 32 consiglieri) e vicino a quello relativo (17 su 32).








