di Lucia Bigozzi

e Francesco Ingardia

"Qualunque accordo va bene", ripetono i vertici local del campo largo. Purché Vincenzo Ceccarelli abbia la "garanzia" di rimontare al ballottaggio i 12 punti che lo separano dal centrodestra di Marcello Comanducci. Chiamatela “Operazione Chastise“. Sì, quella con cui nel ’43 la Raf britannica polverizzò le dighe tedesche della Ruhr con bombe rimbalzanti.

Ad Arezzo la diga politica che il Pd romano - non tanto quello regionale o quello in Sant’Agostino, ma direttamente il Nazareno - vuol far crollare è quella nella mente di Marco Donati. Costretto a decidere cosa fare da grande, se ritornare al futuro con un apparentamento formale con gli (ex) amici della ’ditta’ o ritornare al presente, all’opposizione, occupando il Centro, forte dello strabiliante 20% conquistato al primo turno. E che fedele al mandato ricevuto dai suoi per ora si limita a programmare incontri o ascoltare.

Beninteso, dietro alla giornata interlocutoria di ieri si è celato il silenzio strategico di alfieri dem che non si sognano di sussurrare mezza virgola pur di lasciar lavorare i piani alti del partito. Scappa solo "l’unico semplice passo da fare: chiedere a Donati di allearsi". Il resto della trama è tutta tessuta lungo la bisettrice Firenze-Roma. Che passa dal governatore Giani ai fedelissimi toscani di Schlein, Furfaro e Fossi.