“Bonafoni dice che Starmer ha nuotato nello stesso fango dell’estrema destra? Ma se nel suo discorso d’addio ha rivendicato tutta una serie di risultati dal punto di vista sociale. Io starei molto attento a dare giudizi così tranchant”. La versione di Graziano Delrio, consegnata al Foglio al termine della direzione nazionale del Pd, dice molto delle insofferenze all’interno del mondo dem. Emerse anche nell’appuntamento di ieri, convocato al Nazareno all’ora di pranzo per fare il punto in queste settimane di dibattito sull’allargamento o il restringimento della coalizione. Una insofferenza a suo modo, con garbo, evidenziata anche dall’europarlamentare riformista Giorgio Gori, che sempre al Foglio su quell’intervento mattutino della coordinatrice della segreteria (secondo cui, tra le altre cose, “Starmer non ha interpretato una vera alternativa alle destre”) dice: “Credo si riferisca alla gestione dell’immigrazione, un ambito dove a mio giudizio Starmer non ha cercato di scimmiottare la destra ma di dare soluzioni concrete. E’ un problema con cui dovremo confrontarci anche noi”. In queste ore peraltro hanno fatto discutere anche gli attacchi di Lorenzo Pacini, assessore all’Ambiente del municipio 1 a Milano, del Pd, nei confronti di Enrico Letta: “Ora io mi chiedo, ma come cazzo fa Letta a pubblicare una foto dicendo ‘l’America che ci piace’ con Bush, quello che ha fatto la guerra in Iraq, con Biden, con Clinton che è negli Epstein Files?”. Parole contro cui si scaglia Filippo Sensi: “Fuoco amico”.E quindi negli oltre 70 minuti di prolusione iniziale Elly Schlein ha cercato di rassicurare i membri della direzione, al termine della quale, a ogni modo, non viene previsto alcun voto. “L’alleanza progressista è già realtà, semmai dobbiamo allargare ancora, non certo restringere”, dice la segretaria. Aggiungendo che la “coalizione ha margine per crescere. Io penso che il lavoro sul programma, da settembre, lo dobbiamo fare sui territori, tra la gente”. Perché “abbiamo un’occasione unica, riportare la sinistra al governo. Vi chiedo il massimo della mobilitazione”. Solo che più o meno contemporaneamente Giuseppe Conte, intervenendo al festival della Verità, le scompagina di nuovo le carte: “Sul tavolo, oltre alle primarie ci sono anche altre soluzioni. Una soluzione potrebbe essere anche quella adottata nelle regioni. Noi non abbiamo mai fatto primarie nelle regioni, ma abbiamo di volta in volta valutato tutti insieme qual era il candidato più competitivo”, dice l’ex premier. Al che, all’uscita dalla direzione Pd, in molti si troveranno a commentare. “Il modello delle regioni? Gli è venuta fuori così. Siamo sempre allo stesso punto, decideremo”, dice passeggiando fuori dal Nazareno Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato. “Prima definiamo il programma, il modo per individuare il candidato viene dopo”, gli fa eco Stefano Bonaccini. Proprio Boccia, peraltro, nella direzione diventa protagonista suo malgrado, quando Graziano Delrio prende la parola per sconfessarlo. “Noi non siamo un blocco con Avs e M5s. Siamo il Pd, siamo europeisti. I nostri compagni di viaggio devono confrontarsi su questo, perché non tutti lo sono, questa è la verità”. Insistendo molto sulla necessità di “non appaltare il riformismo ad altri”. A cui, a quel punto, controreplica Andrea Orlando: “Sono d’accordo sul fatto di farsi carico del tema del riformismo, però io non credo che ci sia nel Pd un confronto tra riformisti e massimalisti, ma un confronto tra riformismi diversi. Forse abbiamo approcci diversi. Lo dico perché io mi considero un riformista ma non penso che alcune ricette neoliberali siano adeguate a fronteggiare le condizioni del presente”.Mentre insomma nel campo largo si continua a discutere degli eventi dell’8 e 15 luglio che si dovrebbero tenere a Napoli e Padova (mentre la Festa dell’Unità nazionale sarà a Reggio Emilia dall’1 al 13 settembre), il leitmotiv della direzione è stato il rapporto col centro. Anche Goffredo Bettini interviene per dire che “bisogna allargare la foto dei leader”, specificando che “Renzi sta nel centrosinistra”. Con Bonaccini che a un certo punto si spinge a fare un appello a Carlo Calenda: “Ci rifletta perché non pare uguale stare in una destra a trazione Fratelli d’Italia e magari domani anche Vannacci, piuttosto che con un centrosinistra a trazione Pd”. La risposta del leader di Azione è puntuale: “Quando avremo un programma confrontiamolo”, elencando una serie di punti irrinunciabili tra cui “la Nato europea anche attraverso il riarmo nazionale”. Chissà però Conte e gli altri contraenti del patto dell’osteria cosa ne pensano.