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Negli Stati Uniti diversi politici e senatori Repubblicani, alcuni dei quali vicini al presidente statunitense Donald Trump, hanno criticato l’accelerazione che Trump ha dato alle trattative per un accordo di pace con l’Iran, accusandolo di voler fare troppe concessioni. Nel fine settimana Trump ha detto ripetutamente che i due paesi sono vicini a un accordo: per il momento i dettagli dei negoziati non sono stati resi pubblici, ma alcuni giornali internazionali hanno riportato dei dettagli citando fonti vicine al governo.

Tra i punti più contestati c’è quello che permetterebbe la riapertura immediata dello stretto di Hormuz e il prolungamento dell’attuale cessate il fuoco per altri 60 giorni, necessari per trovare un accordo definitivo sul futuro del programma nucleare iraniano. I Repubblicani più critici sostengono che questo non sia un vero accordo di pace, ma solo un compromesso nel quale le questioni più spinose vengono posticipate, una strategia spesso adottata da Trump in questi contesti.

– Leggi anche: Non ci sono più i cessate il fuoco di una volta

Il senatore Repubblicano del South Carolina Lindsey Graham, vicino a Trump, ha scritto sui social che un accordo del genere sarebbe un rischio: «Se nella regione si percepisse che un accordo con l’Iran permette al regime di sopravvivere e diventare più potente nel tempo, avremo gettato benzina sui conflitti in Libano e in Iraq», dove sono attivi gruppi armati sostenuti dall’Iran. Graham ha anche aggiunto: «Viene da chiedersi perché la guerra sia iniziata, tanto per cominciare».