Sull'accordo di pace con l’Iran, Trump continua ad essere categorico: «Il nostro avversario vuole fare un accordo, sta negoziando allo stremo, ma gli Stati Uniti non sono ancora soddisfatti», aggiungendo che "le trattative stanno andando molto bene. Stanno iniziando a darci le cose che devono darci; se lo faranno, sarà fantastico. E se non lo faranno, allora dovremo finirli".
E soprattutto: "Teheran non può avere l’arma nucleare". Una formula secca, aggressiva, perfettamente coerente con la linea politica della Casa Bianca, ma che nello stesso tempo segnala quanto il negoziato sia entrato in una fase estrema, in cui ogni parola serve a fare pressione sull’altra parte.
Il dato politico, però, è ancora più importante della dichiarazione. Perché le frasi di Trump non arrivano nel vuoto: si inseriscono in un contesto segnato da mesi di tensione, da colloqui mediati in Oman, da una guerra che ha già ridisegnato gli equilibri regionali e da una trattativa che, secondo diverse ricostruzioni convergenti, dovrebbe affrontare almeno due questioni inseparabili: la stabilizzazione del confronto militare e il futuro del programma nucleare iraniano. In altre parole, non si sta discutendo solo di un’intesa tattica. Si sta cercando di capire se esiste ancora uno spazio per un compromesso strategico.










