Caricamento player
Sabato sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto dichiarazioni molto ottimiste sulle trattative con l’Iran per mettere fine alla guerra, sostenendo che un accordo di pace sia stato «in larga parte negoziato», e che lo stretto di Hormuz sarà riaperto. Ma non è la prima volta che si dice fiducioso e si sbilancia in modi simili, senza che poi siano seguiti progressi concreti nei negoziati, anzi.
L’Iran non ha ancora commentato ufficialmente le dichiarazioni di Trump, ma in precedenza Esmail Baqaei, il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, aveva detto alla tv di Stato che Iran e Stati Uniti avevano effettivamente avvicinato le rispettive posizioni. Aveva però anche specificato che questo non significava che i due paesi avessero raggiunto un accordo su alcuni dei punti più importanti delle trattative.
Ha invece smentito la ricostruzione di Trump l’agenzia Fars, considerata molto vicina ai Guardiani della rivoluzione iraniani, il corpo armato più potente e intransigente del paese. Ha scritto che le dichiarazioni di Trump sono «inconsistenti con la realtà», e ha specificato che lo stretto di Hormuz rimarrà sotto il controllo dell’Iran.
La guerra iniziata da Stati Uniti e Israele quasi tre mesi fa sta causando enormi problemi all’economia e agli approvvigionamenti energetici globali, con gravi conseguenze anche sul tasso di popolarità di Trump, che per questo ha fatto continuamente annunci perentori, commenti spericolati e descrizioni false dello stato delle trattative. Nei giorni scorsi aveva per esempio minacciato un «grande attacco» contro l’Iran se non si fosse raggiunto entro il weekend un accordo, che a suo dire l’Iran stava «implorando».















