Abbiamo le basi per un accordo sostiene la Casa Bianca “tutto dipende da cosa vuole fare il Presidente”. In linea di massima l’accordo prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’impegno da parte dell’Iran a ridurre alcune attività nucleari. Molte e non tutte positive le reazioni a Washington, L’analisi di Gianfranco D’Anna

“Bombe, accordi e spacconate: l’approccio di Trump all’Iran semina confusione”, titola il New York Times sintetizzando la preoccupazione per l’epilogo della trappola iraniana nella quale si è cacciato il 47° Presidente degli Stati Uniti.

Da quello che trapela dai negoziati, nella migliore delle ipotesi l’accordo con Teheran sarà illusorio e nella peggiore rischioso.

Con teatrale attendismo Trump aspetta che tutti lo preghino di firmare per scongiurare l’effetto domino sui mercati, ma qualunque decisione possa prendere gli sarà imputata. Soprattutto nel malaugurato caso che dopo aver preso per i fondelli l’amministrazione americana e l’Agenzia atomica, il regime islamico partorisca un micidiale ordigno nucleare.

Il tycoon ha sostenuto che qualsiasi intesa con l’Iran dipende dal raggiungimento di un “buon accordo ed un accordo che non ci sarebbe favorevole ci spingerebbe a riprendere le ostilità,” ha dichiarato Trump in un’intervista a Fox news, nella quale ammette che gli iraniani “sono ottimi negoziatori”. Affermazione risuonata con un possibile sintomo di sindrome di Stoccolma.