Il Consiglio regionale si appresta ad approvare quattro modifiche al progetto di legge finalizzato a regolamentare l’apertura di nuovi data center in Lombardia. Quattro modifiche che arrivano dopo tre settimane di dibattito, dentro e fuori il Pirellone, e che saranno licenziate martedì. La Lombardia sarà, così, la prima Regione a dotarsi di una disciplina ad hoc. Nel mentre, però, solo nell’area metropolitana di Milano si contano già 33 data center attivi, altri 10 sono in fase di realizzazione e 23 in fase di valutazione. Nelle altre province ce ne sono 3 attivi, uno in costruzione e 5 in fase di valutazione. La Lombardia da sola ha raccolto il 63% delle richieste di autorizzazione presentate in tutta Italia. Tra quanti hanno scelto di puntare sull’economia dei dati, investendo in regione, ci sono Amazon, Aruba, Eni e Stack Emea. Ma anche Hussain Sajwani, socio d’affari di Donald Trump, pronto ad aprirne uno a Pregnana Milanese attraverso la sua Damac. Nonché la dinastia svedese dei Wallenberg, industriali e banchieri. Detto altrimenti: la politica di casa nostra, nel suo complesso, si è mossa tardi. "Con almeno 10 anni di ritardo" ha concordato Massimo Sertori, assessore regionale alle Risorse Energetiche. Basti pensare che se la Lombardia martedì colmerà il vuoto normativo – sia pure con una legge discussa –, a livello statale una vera legge non c’è ancora, ci sono solo linee guida.
Data center, sfida al futuro
Volata per la nuova legge regionale. Con i colossi del digitale alla porta. .











