Costantino Pistilli

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Members of the Revolutionary Armed Forces attend a rally in support of former President Raul Castro in front of the U.S. Embassy in Havana, Cuba, Friday, May 22, 2026, after U.S. prosecutors filed an indictment accusing him of ordering the 1996 shootdown of civilian planes flown by Miami-based exiles. (AP Photo/Ramon Espinosa)

Cuba attraversa una fase di crisi che non riguarda più soltanto l’economia, ma la tenuta stessa del sistema costruito dal regime negli ultimi decenni. Blackout continui, carburante razionato, stipendi senza valore reale e carenza cronica di beni essenziali hanno trasformato la vita quotidiana in una gestione permanente dell’emergenza. La conseguenza più evidente è la fuga costante di giovani, che svuota progressivamente il tessuto sociale e produttivo dell’isola. Dentro questo scenario di fragilità diffusa si è consolidato anche un sistema economico parallelo controllato dall’apparato militare. Il centro di questo meccanismo è GAESA, conglomerato legato alle Forze Armate che domina turismo, porti, banche, commercio in valuta estera e infrastrutture strategiche. Una parte significativa dei dollari che entrano nel Paese passa attraverso questi circuiti, rafforzando il controllo dell’élite politico-militare mentre la popolazione affronta povertà e carenze sempre più profonde.