Dalla stretta di Washington voluta da Donald Trump alla crisi energetica, dai blackout alla fuga dei turisti. In meno di un anno Cuba è entrata in una nuova fase della sua lunga emergenza. A Cuba la chiamano già «Nueva Anormalidad», nuova anormalità. Non è uno slogan. È la quotidianità di un paese in cui la corrente elettrica va e viene, il carburante manca, i trasporti rallentano, gli ospedali lavorano in emergenza e l’economia prova a restare in piedi tra rimesse dall’estero, turismo in affanno e piccole attività private.

La crisi cubana non è cominciata nel 2025, come raccontato nella puntata del 20 maggio 2026 del podcast Esterno notte dal titolo Le mani degli Stati Uniti sull’isola di Cuba (ascolta su Spreaker – Ascolta su Spotify) dallo storico corrispondente del manifesto a L’Avana, Roberto Livi.

Ma negli ultimi mesi tutto è cambiato: si sono sovrapposti i problemi strutturali dell’isola, la pressione delle sanzioni statunitensi, la crisi energetica e una nuova stagione di tensione con Washington. Il risultato è un paese che, per molti osservatori, attraversa il momento più difficile dal Periodo Especial seguito alla caduta dell’Urss.

Estate 2025: le pressioni Usa e la crisi

L’estate scorsa segna un passaggio. Mentre dagli Stati Uniti tornano iniziative e dichiarazioni percepite all’Avana come un irrigidimento della linea verso Cuba, sull’isola diventano sempre più visibili problemi che da anni covavano sotto traccia.