“Cuba rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale per gli Stati Uniti e la probabilità di raggiungere un accordo pacifico non è alta”, ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio. La dichiarazione di Rubio è arrivata un giorno dopo la messa in stato di accusa contro Raul Castro, il 94enne fratello di Fidel che, sebbene non sia più presidente dal 2018, gioca ancora un importante peso politico sull’isola e rappresenta il mantenimento in vita della rivoluzione cubana, l’evento che nel 1959 ha segnato l’inizio della rottura dei rapporti con gli Stati Uniti. L’accusa di omicidio riguarda l’abbattimento nel 1996 di due aerei statunitensi in cui morirono quattro persone. Marco Rubio, che ha origini cubane e rappresenta in parte la posizione dei dissidenti riparatisi negli USA, ha anche affermato che la diplomazia “resta la nostra opzione preferita”, ma aggiunge che “considerando con chi abbiamo a che fare in questo momento, le probabilità che ciò accada non sono alte”. Rubio ha inoltre accusato Cuba di essere “uno dei principali sponsor del terrorismo dell’intera regione” e ha detto che il presidente USA Donald Trump ha il diritto e il dovere di proteggere il paese da qualsiasi minaccia. Le accuse sono state respinte con forza dal ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez, che le ha definite “bugie” dal momento che Cuba non ha mai minacciato gli Stati Uniti, denunciando come Washington stia cercando di “provocare un’aggressione militare”. Lo scenario ricorda quanto avvenuto a gennaio in Venezuela e sembra quindi preludere un qualche tipo di intervento dell’amministrazione Trump, tra cui l’ipotesi di un cambio di regime.
Cuba sospesa tra crisi e minacce | ISPI
Crisi a Cuba, gli USA alzano la pressione: Rubio accusa Castro e definisce l’isola una minaccia nazionale. Cresce il timore di regime change.











