È avvenuto quello che molti analisti consideravano fino a ieri del tutto improbabile: il Dipartimento di Giustizia statunitense ha incriminato l’ex presidente cubano Raúl Castro, 95 anni a giugno, insieme ad altri cinque funzionari governativi. I fatti di cui sono accusati risalgono a trent’anni fa, quando i mig dell’Avana abbatterono nei cieli cubani due velivoli Cessna dell’organizzazione Hermanos al Rescate – legata alla Fondazione cubano americana – causando la morte di 4 persone, tra cui tre cittadini statunitensi.

«È un’azione politica priva di fondamento giuridico», ha replicato l’attuale presidente cubano Miguel Díaz-Canel. Per contro, Trump l’ha definita una «grande notizia», pur escludendo che la mossa porti dritto all’escalation militare: «Non penso ce ne sia bisogno», ha detto. Al New York Times l’ambasciatore di Cuba presso le Nazioni unite, Ernesto Soberon Guzman, ha parlato di «un circo che stanno allestendo per giustificare un’aggressione armata contro Cuba».

Le imputazioni tirate in ballo, omicidio e cospirazione finalizzata all’uccisione di cittadini statunitensi, prevedono la pena dell’ergastolo. Dopo la formalizzazione delle accuse l’attorney general ad interim Todd Blanche ha detto di aspettarsi «che Castro si presenti di sua spontanea volontà o in qualche altro modo. C’è un mandato di arresto e vogliamo che affronti la giustizia qui».