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La crisi a Cuba provocata dal blocco del petrolio imposto dall’amministrazione statunitense di Donald Trump si sta aggravando e si sta ormai trasformando in una crisi umanitaria e sanitaria di vaste proporzioni.

La carenza di petrolio (usato anche per produrre elettricità) sta provocando blackout continui, che fuori dalla capitale L’Avana durano fino a 20 ore al giorno. La scorsa settimana fino al 70 per cento dell’isola si è trovato simultaneamente senza energia, in un momento di picco della richiesta.

L’energia elettrica inoltre non viene erogata a orari prestabiliti, ed è impossibile sapere quando tornerà dopo un blackout. Spesso succede di notte, quando la domanda sulla rete è minore. Per questo le persone lasciano ventilatori e luci accesi durante i blackout, così quando torna l’energia si svegliano e possono approfittare delle poche ore in cui hanno a disposizione l’elettricità per cucinare, ricaricare i dispositivi e per le altre faccende.

In molte località cubane i fornelli degli appartamenti sono elettrici, e le persone aspettano la notte e il ritorno dell’elettricità per prepararsi il cibo. Altre, ha raccontato un reportage del New York Times, sono costrette a cucinare con il carbone dentro agli appartamenti, o usando legna e altro materiale che trovano in strada.