Cuba sta facendo i conti con un’emergenza energetica senza precedenti che ha letteralmente spento le luci su quasi tutto il Paese, trascinando l'isola caraibica in un blackout non solo elettrico, ma sociale. La crisi – causata dall'inasprimento del blocco statunitense, per esplicita volontà di Donald Trump – ha raggiunto il suo punto apice ieri, quando il ministro dell'energia Vicente de la O Levy ha confermato ai media statali che le riserve di petrolio greggio e gasolio sono ufficialmente azzerate. In questo scenario di estrema penuria, l'unica flebile risorsa rimasta è il gas estratto dai pozzi locali che, nonostante un lieve aumento della produzione, non è minimamente sufficiente a sostenere il fabbisogno di quasi dieci milioni di abitanti.
"La somma dei diversi tipi di carburante – petrolio greggio e olio combustibile, di cui non abbiamo assolutamente nulla, diesel, di cui non abbiamo assolutamente nulla – lascia solo il gas prodotto dai nostri pozzi, la cui produzione è aumentata", ha dichiarato il ministro, confermando che la situazione energetica è "estremamente tesa e critica". L'inasprimento delle sanzioni ha innescato una crisi senza precedenti per i 9,6 milioni di abitanti di cubani, tanto che nella notte tra mercoledì e giovedì si sono registrate proteste all'Avana, con incendi di cassonetti e interruzioni di corrente prolungate oltre le venti ore. Anche le Nazioni Unite, attraverso la voce del coordinatore Francisco Pichon, hanno lanciato un allarme severo, evidenziando come l'assenza di nuove importazioni immediate stia mettendo a rischio non solo la mobilità, ma l'erogazione stessa dei servizi sanitari e dei beni di prima necessità.














