RONCADE (TREVISO) - «Se è stato lui, che confessi. Che lo ammetta. Così mia madre 102enne potrà sapere che per sua sorella è finalmente stata fatta giustizia». Sono le parole di Gianni Fregonese, nipote di Sandra, uccisa nella pasticceria di via Roma a Roncade la sera del 29 gennaio 1991. Confida che quella che conduce al 57enne Paolo Gorghetto sia la pista giusta e invita gli inquirenti ad accelerare quanto possibile gli accertamenti sul suo conto, per poter trasmettere la buona notizia anche alla 102enne Bianca Casagrande, sorella della vittima che da tre decenni aspetta la verità. «Risponda una volta per tutte all’unica domanda che conta: perché il suo sangue era là? Quella del dna è una prova importante, ma non è abbastanza senza una confessione. Non dopo tutti questi anni». Dalla sua casa di Quarto d’Altino, in provincia di Venezia, Gianni Fregonese si dice sollevato dalle novità del tutto inaspettate sul caso: uno spiraglio di luce in un periodo per lui molto difficile e una prima risposta concreta, giusta o sbagliata che sia, in 35 anni di sole domande.
Lei aveva dei sospetti su chi avesse ucciso zia Sandra?«Tutti ne avevamo, ma in paese si chiacchierava tanto. Anche troppo. Avevo dei sospetti soprattutto per qualcosa che mostrò soltanto a me e che all’epoca dei fatti raccontai, ma che nessuno prese in considerazione. Un giorno mi disse: “Gianni, vieni su che ti faccio vedere una cosa”. Mi portò nell’appartamento sopra la pasticcieria — si poteva salire sia dall’interno sia dalla scala esterna — e mi fece vedere una scritta sulla porta: “ti vo(g)lio”, scritta male, senza la g, segno che chi l’aveva fatta non era una persona istruita. E questo mi aveva portato a escludere alcuni dei sospettati. La scritta era stata fatta con un pennarello, ma a caratteri cubitali. Mi disse che era successo altre volte che qualcuno le lasciasse quei messaggi. Le chiesi chi fosse stato e lei mi rispose: “Per il momento non te lo dico”. Più tardi invece me lo disse e poco dopo morì».E chi era? Era il nome dell’indagato attuale, Paolo Gorghetto?«No, non era il suo. Lui non l’avevo mai sentito prima. Il mio lavoro mi ha sempre tenuto lontano dal paese».Cos’ha provato quando ha saputo della svolta nelle indagini?«Ci hanno convocato i carabinieri e un magistrato alla caserma di Roncade. Lì è arrivata la notizia. All’inizio mi è sembrato tutto strano, poi, quando mi hanno parlato del ritrovamento del dna, mi sono sentito speranzoso. È una prova forte: se il tuo dna viene trovato in un posto significa che eri lì. E devi spiegare perché».Vi dichiarerete parte civile nell’eventuale processo?«Prima bisogna andare fino in fondo. Per ora noi familiari possiamo solo aspettare. Io e mia cugina abbiamo deciso come comportarci, ma lo diremo a tempo debito. Con mia zia avevo un rapporto strettissimo, quasi da fratelli. Da piccoli vivevamo anche nella stessa stanza, eravamo in cinque. Poi, crescendo, lei ha continuato a essere un punto di riferimento: quando tornavo nel fine settimana passavo sempre da lei per un caffè».Sua madre, la sorella di Sandra, come ha reagito?«Mia madre, che oggi ha 102 anni ed è in casa di riposo, ha sempre avuto il suo delitto come chiodo fisso: ha scritto anche al Capo dello Stato. Ora spero di poterle dire in tempo che è stata fatta giustizia».È stata un’inchiesta piena di stranezze. Perché, secondo lei?«Sono emerse tante anomalie: mia madre mi raccontò che qualcuno sapeva chi era stato ma che lo avrebbe detto soltanto prima di morire. L’abbiamo riferito a chi investigava sul caso, ma non c’è stato alcun esito. Alla fine il testimone è morto senza fare quel nome. E poi la morte del marito di mia zia, classificata come suicidio: era un grande nuotatore ed è stato trovato annegato con le mani legate. A lei è sempre sembrato assurdo».Qual è il suo appello alla giustizia, ora?«Per me è un momento difficile: questa vicenda riapre tutte le emozioni provate a quel tempo e, in più, di recente ho perso mia moglie. Però questa notizia per me è anche una luce. Sinceramente non me l’aspettavo dopo 35 anni. Adesso devono affrettarsi a dimostrare tutto oltre ogni ragionevole dubbio. Il mio appello è uno solo: andare avanti. Fino in fondo».Sandra Casagrande, il ricordo del nipote Gianni: «Mi fece vedere sulla porta la scritta 'Ti vo(g)lio'» VIDEO
















