Dopo la denuncia della deputata americana Alexandria Ocasio-Cortez che ha mostrato un campione d’acqua del rubinetto intorpidito dall’attività di un data center in Georgia (USA), cresce tra la popolazione il timore per il boom incontrollato degli impianti che alimentano l’IA. Tra “furti” idrici, bollette alle stelle e il rischio di nuove isole di calore, gli studi alimentano i dubbi sul reale impatto ambientale e climatico della nuova rivoluzione tecnologica.

La corsa all'intelligenza artificiale sta rivoluzionando il nostro modo di lavorare, informarci e persino di vivere il nostro quotidiano. Dietro chatbot, immagini generate in pochi secondi e modelli sempre più sofisticati c'è però una rete di infrastrutture che alimentano il loro funzionamento e hanno sempre più fame di energia. Sono i data center, gli impianti che ospitano i server e tutti i sistemi necessari al funzionamento dell'IA. Negli ultimi anni sono spuntate come funghi in tutto il mondo (Italia compresa), sospinte dalla crescente domanda di potenza di calcolo. Ma mentre il settore tecnologico continua a investire, nelle comunità che si trovano a vivere accanto a queste strutture iniziano ad aumentare dubbi e preoccupazioni per il loro impatto ambientale oltre che per le conseguenze dirette sulla propria qualità di vita.