Uno dei temi più caldi quando si parla di intelligenza artificiale è indubbiamente il consumo energetico. Proprio in questi giorni abbiamo visto crescere le tensioni negli Stati Uniti, a causa di società di distribuzione sempre più interessate a soddisfare la domanda dei data center, anche a scapito dei cittadini locali: emblematici i casi di Lake Tahoe e dell'acquisizione di Dominion Energy da parte di NextEra. Tuttavia, un gruppo di ricercatori sarebbe riuscito a elaborare una soluzione per ridurre, seppur in maniera marginale, le esigenze energetiche dei data center.
Secondo i dati riportati dai ricercatori dell'Università dell'Illinois Urbana-Champaign, nel 2025 i data center hanno consumato 485 TWh di elettricità e circa il 30% di questa energia è servito esclusivamente per i sistemi di raffreddamento.
Per affrontare il problema, il team ha sviluppato una nuova tecnologia basata su piastre di raffreddamento in rame puro stampate in 3D, progettate con algoritmi matematici avanzati. I risultati mostrano una riduzione superiore al 95% dell'energia richiesta per il raffreddamento rispetto agli approcci tradizionali utilizzati oggi nei grandi impianti dedicati all'AI.
Il problema nasce dall'elevata densità energetica dei moderni acceleratori AI. Un singolo chip NVIDIA GB200 raggiunge infatti un assorbimento di 1.200 watt, equivalenti a circa 28,8 kWh al giorno. La quasi totalità di questa energia si trasforma direttamente in calore a causa dell'effetto Joule, fenomeno inevitabile durante il funzionamento dei semiconduttori.









